24/06/08

De tranquillitate

E’ un’afosa serata di fine giugno.

La cucina è piccola, al centro domina un tavolo in legno rotondo, intorno quattro sedie sformate dal tempo, ricoperte con cuscini ricamati a mano, mi piace immaginare da qualche allegra anziana con grandi vestiti a fiori sulle tonalità del rosa.
In un angolo una vecchia e ingombrante televisione parla a vuoto e di fronte una poltroncina rigida a scomoda.
Nell’aria c’è una tensione enorme, insopportabile, normale.
Normale per quella casa, se per casa s’intende un generico edificio abitato.
Ecco che entra una ragazza che piange isterica sbattendo la porta, subito dopo una donna di mezza età esce dalla stessa facendo tremare tutti i vetri; nel frattempo dalla stanza accanto arrivano le grida di un’anziana che in dialetto grida che non né può più, che spera di morire presto.
L’uomo seduto sulla poltroncina davanti alla televisione si alza e insieme a lui alza la voce e esce da casa visibilmente irritato e stanco.

Fotografia di un’afosa serata di fine giugno, di una tiepida mattina di aprile, di un freddo pomeriggio di dicembre, di una soleggiata giornata di settembre.

E al piano di sopra, in una piccola camera con le pareti tappezzate di foto e poster un’altra ragazza con gli occhi che guardano lontano fuori dalla finestra e le guance rigate da inutili lacrime prova a sognare...
“..e adesso basta!” grida una voce dalla cucina…

Sì, adesso basta.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Continua a sognare e non smetter mai, perchè sei sognatrice di fatto che ti piaccia o no.

=A=

Anonimo ha detto...

mi si blocca il respiro a volte...mi sento male...non capisco questa normalità...non voglio questa normalità...
Milu'

SaRA ha detto...

già, sognare. mi piacerebbe riuscire a farlo, ma nemmeno quello mi riesce ormai....
-disillusa-